SOLO CON CENTINAIA DI SOVRINTENDENZE POSSIAMO DIFENDERE I BENI CULTURALI?

Adesso nel mirino degli abbonati al NO c’è la legge delega del Ministro Marianna ‪#‎Madia‬ sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi e dell’organizzazione della “macchina dello Stato”: che nell’articolo 3 prevede il silenzio-assenso nei procedimenti autorizzativi presso le Soprintendenze. Significa che il cittadino quando chiede un’autorizzazione a una Soprintendenza dovrà attendere non più di 3 mesi per avere una risposta, altrimenti la l’autorizzazione sarà considerata concessa. Un sistema civile, diffuso in ogni Stato avanzato.
Per questo articolo, ma non solo, il ‪#‎Governo‬ viene accusato di violazione dei principi volti alla tutela del nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico sanciti dall’art.9 e art. 117 della ‪#‎Costituzione‬. Chiaramente una forzatura che nasconde la difesa dei privilegi di uffici che non funzionano e non vogliono funzionare. Se in 3 mesi non riescono a gestire una pratica significa che hanno troppo da fare, oppure hanno un ritmo di evasione delle pratiche da denuncia per omissione di atti d’ufficio. Purtroppo propendo per questo secondo aspetto.
Scrive Massimo Mattioli su ‪#‎Artribune‬ (http://www.artribune.com/…/strapotere-burocratico-dei-sopr…/) “Ormai è un refrain tutto italiano: non appena si affacci sulla scena un politico che solo ipotizzi qualche genere di riforma che poco poco vada a intaccare prerogative spesso anacronistiche o un’organizzazione del lavoro incompatibile con la modernità, puntualmente si solleva la prevedibile armata dei conservatori-di-professione. Quelli che sono prontissimi a snocciolare i mali del Paese, ma guai a chiedere a loro, o a loro famigli, di cedere qualche quota di potere o comunque di status incancrenitosi in decenni di gestioni politiche e amministrative che badavano a tutto tranne che all’efficienza e alla qualità. Si deve mettere mano alle riforme, ma sempre iniziando da altri.”

Ricordiamo che il sistema delle ‪#‎sovrintendenze‬ italiane si articola “per i beni archeologici, per i beni architettonici e paesaggistici, per i beni storici, artistici ed etnoantropologici o archivistiche, coordinate dalle direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici. Tutto questo sistema che si sovrappone in più punti creando doppioni, caos normativo e burocrazia fuori controllo è sottoposto al ‪#‎MiBACT‬, ma interseca competenze di altri ministeri e le normative regionali e municipali ecc. Nonostante che questo carrozzone non funzioni e sprechi denaro pubblico metterci mano è considerato un attentato alla costituzione.
Nella riforma ‪#‎Franceschini‬ si prevede la fusione delle soprintendenze che si occupano di beni artistici con quelle che si occupano dell’architettura e del paesaggio. Anche questo un duro attentato alla costituzione. Come la sostanziale abolizione delle Direzioni regionali. Le riforma riorganizza anche in modo radicale la gestione di musei e archivi dividendo la conservazione dalla fruizione, ma introducendo dei manager ai vertici (con riduzione del numero dei dirigenti stipendiati dallo stato. Tutto è troppo innovativo. Si diminuiscono i luoghi decisionali e di potere e si individua meglio la responsabilità di chi sbaglia- Scandaloso!
Se questa riforma avvenisse in un paese dove la gestione dei beni culturali e ambientali funziona bene ci sarebbe da chiedersi perché si fa. In Italia non abbiamo questa situazione, mentre abbiamo assoluto bisogno di un sistema efficiente che non sprechi le poche risorse disponibili.

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