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LA RICHIESTA DI PAUPERISMO ALLA POLITICA

Il 2 luglio è morto Michel Rocard, un grande vecchio del socialismo francese. Le Monde ha ricordato una sua profetica frase del 2004 sulla crisi della politica: “Oggi ci insultano, ci vogliono poveri e ci sbeffeggiano. Il risultato sarà che alla politica verranno solo i falliti delle altre professioni”.
Purtroppo aveva ragione. Falliti, ma anche senza professione, oppure persone di successo che si improvvisano politici, come se il mestiere di gestire la cosa pubblica fosse il più banale del mondo.
Perché siamo arrivati a questo in Italia e nel resto del mondo? E’ un problema complesso e lungo da trattare.
Resto alle parole di Rocard per ribadire che in un momento di scollamento tra ceto politico e pubblica opinione occorrerebbe grande capacità di ascolto e comprensione. Il pauperismo non è un contenuto, ma una prassi più o meno fasulla, eppure ha consentito, ad esempio, a grillini e Bergoglio di costruire rapidamente un movimento e una nuova immagine. L’uso del pauperismo come “bollino” di qualità di un ceto politico nuovo, consente di fare a meno di programmi realistici.
Purtroppo, nella sinistra mondiale non solo non si fanno sforzi per rispondere, almeno con comportamenti “esemplari”, ad una pubblica opinione disorientata alla ricerca di superficiali punti di appoggio, ma in molti casi non si dispone nemmeno di idee realistiche da proporre, concentrandosi soltanto sulla polemica distruttiva interna, immemori dei danni che in passato questa pratica ha provocato.
Sarebbe il caso di pensarci un po’ prima di fare altri passi falsi.

UN VELO PUO’ ESSERE FEMMINISTA?

Le ragioni che portano una donna a indossare liberamente il velo possono essere infinite. E’ interessante però capire la motivazione principale della maggioranza delle donne mussulmane che compiono liberamente questa scelta. Per me, e la signora londinese [ascolta l’intervento] mi pare confermarlo, le donne indossano il velo perché sanno che nella loro comunità saranno indicate come donne perbene.tipologie di veloDistinguere le persone dalla “divisa” che portano, a mio parere, rappresenta comunque una limitazione della libertà, perché introduce nell’abbigliamento il giudizio di giusto o sbagliato. Il giudizio sul comportamento delle persone nelle società laiche deve essere limitato solo alla definizione di lecito o dell’illecito secondo le leggi dello Stato e non certo dalla definizione di morale o immorale dettata da miti tradizionali.

Uno spettacolo contestato e una storia non condivisa: le foibe

Lo spettacolo di Simone Cristicchi sull’esodo istriano divide. A Trieste, per proteggere la prima, sono arrivati i Carabinieri contro dei contestatori di destra. A Scandicci, alla fine di gennaio, degli autodefiniti “Firenze antifascista” prima dello spettacolo hanno steso uno striscione con la scritta “La storia non è una fiction”.
Cristicchi dichiara di aver cercato con il suo spettacolo “di pacificare, di mettere tutti d’accordo e di tirare fuori le responsabilità di ciascuno, della destra e della sinistra, sulla questione”. olycom - abbiati -

Parla “dei crimini di guerra commessi dall’esercito fascista italiano in Yugoslavia, in Slovenia, dei rastrellamenti, dei processi e delle esecuzioni sommarie”. Se parli degli “esuli vieni subito tacciato come fascista”. “Questa storia non ha colore politico”.
Siamo davanti ad nuovo esempio di come sembra impossibile per gli italiani condividere la stessa storia nazionale.
Le foibe sono una tragedia per il popolo istriano di qualunque gruppo etnico, sono state usate dai nazisti, dai fascisti e dai comunisti iugoslavi sempre per lo stesso motivo: pulizia etnica.
Purtroppo, nonostante gli studi storici e una commissione internazionale sul caso si è voluto sottolineare una strage più di un’altra, la gravità del martirio di un gruppo etnico più di un’altro. Eppure, pur essendo un episodio drammatico di poco conto, rispetto alle decine di milioni di morti dell’ultima guerra mondiale, rappresenta meglio di altre situazioni la sofferenza delle popolazioni civili sotto occupazione militare.
All’inizio nelle foibe ci finirono gli sloveni e i croati per mano italiana e tedesca, poi alla fine della guerra i partigiani di Tito ci gettarono sloveni, croati e italiani fascisti, antifascisti e comunisti che non accettavano l’annessione della zona italiana nel nuovo stato Jugoslavo.
I partigiani titini fecero semplicemente quello che sarà replicato dopo il 1992 nella exjugoslavia ai danni di mussulmani, croati e albanesi. Le stragi per fare pulizia etnica.
I profughi istriani furono lasciati soli da tutti: dai comunisti italiani che li vedevano fuggire dal “paradiso” del socialismo realizzato (non dai comunisti friulani che hanno sempre visto la fuga dei fratelli istriani in modo diverso e per decenni da soli hanno raccolto documenti e pubblicato libri su quella tragedia). Poi gli istriani furono lasciati soli dal governo italiano perché nel 1948 Tito, rompendo con Stalin, diventò un mezzo alleato dell’occidente.
Adesso questa drammatica pagina della storia nazionale dovrebbe essere patrimonio di tutti, come esempio di prevaricazione violenza dei vincitori sui vinti indipendentemente dalla parte politica.
Chi associa le foibe alla propaganda filofascista dimostra di non conoscere la storia e di offendere senza motivo e ancora una volta quasi 100mila morti delle foibe. Gli italiani sono solo una parte minoritaria di quelle morti, ma ritengo assurdo dividere l’appartenenza linguistica di quei morti quasi tutti assolutamente innocenti.

Le origini genetiche del popolo ebraico. Un argomento controverso.

FlaggenomeIntroduzione: Perché parlare delle origini genetiche del popolo ebraico? In realtà sono gli ebrei, alcuni ebrei, che hanno scelto con decisione questa strada: dimostrare che la genetica contemporanea può provare la provenienza orientale (cioè dalla Palestina) della maggior parte dei quelli che si richiamano alla religione e alla cultura ebraica.

Perché questo approccio? Perché dopo tutte le sofferenze inflitte agli ebrei e ad altri popoli dalla “scienza” della razza, usata per create artificiose e disumane gerarchie tra gli esseri umani, qualcuno cerva di maneggiare le nuove tecniche della ricerca genetica per definire “l’origine di un popolo”?
Non è assolutamente una domanda retorica. La ricerca storica, filologica delle fonti e archeologica hanno fatto franare certezze consolidate da secoli e mescolato le carte.

L’ebraismo come religione originaria dei due grandi credi monoteisti mondali ha visto mettere in discussione origini, datazione, contenuti del suo millenario percorso storico e antropologico.
I nuovi dati sono da tempo discussi, verificati e approfonditi e le poche certezze che restano della vecchia ricostruzione della Bibbia degli ebrei sono ormai trattate come una bellissima favola costruita tra il VII e il VI secolo dell’era classica.

Pertanto, più decade la tradizione biblica di un un popolo e della sua religione più si intensificano avventurosi studi sulla genetica. Intento, nemmeno tanto coperto, è quello di conservare le rivendicazioni etniche di una stato ebraico su base etnica e religiosa.

Nell’articolo che segue alcune ricerche genetiche mettono in discussione anche questo ultimo baluardo di ricerca di una razza ebraica pura di origine orientale.

Le origini degli ebrei Aschenaziti rimane molto controversa. Il termine, di origine incerta, identifica alle popolazioni di religione ebraica presenti nel continente europeo). Come per l’ebraismo, il DNA mitocondriale viene trasmesso lungo la linea materna. Risulta che nel 40% dei casi il mtDNA degli Ashkenaziti ha antenati più probabili nell’Europa preistorica che nel Vicino Oriente o nel Caucaso.
I risultati dello studio pubblicato su
Nature Communications nell’ottobre del 2013 suggeriscono che la maggior parte delle tracce di discendenze materne degli Ashkenaziti risale all’Europa preistorica.
In precedenti ricerche hanno proposto una origine levantina per i tre fondatori Ashkenazi K (Behar, DM, L’ascendenza matrilineare di Ashkenazi, 2006) e questa proposta è stata ampiamente accettato (Atzmon, G., I figli di Abramo nell’era del genoma, le principali popolazioni della diaspora ebraica compongono i cluster genetiche distinte con in comune ascendenza mediorientale, 2010) . Le analisi dello studio di Nature Communications mostrano invece che due delle principali discendenze degli Ashkenaziti (K, K1a1b1a e K2a2a1) hanno una discendenza europea (a metà dell’Olocene). E’ ritenuto improbabile un “serbatoio” orientale, che per adesso non è stato riscontrato nei dati.

Inoltre, i risultati suggeriscono che N1b2, per la quale è stato proposto un antenato del Vicino Oriente

Inferred ancestry of the main subclades within haplogroup U8.
I gruppi in verde sono qulli di provenienza orientale.l nord del

(con molta maggiore fiducia rispetto a K) da Behar, è più probabile che sia stato assimilato negli antenati degli Ashkenaziti nel Mediterraneo.
I controlli conclusivi dei dati dimostra che la grande maggioranza del restante 60% delle discendenze Ashkenaziti appartenente ad
altri gruppi (H, J, T, HV0, U4/U5, I, W e M1) confermano l’ascendenza prevalentemente europea.

Nel complesso, sembra che almeno l’80% dell’ascendenza materna degli Ashkenaziti è dovuta alla assimilazione di mtDNA in Europa e molto probabilmente attraverso la conversione.
In genere gli studi del cromosoma Y mostrano una tendenza opposta per mtDNA con un’origine orientale e solo con l’eccezione della grande frazione di ascendenza europea visto in Ashkenaziti Leviti (Behar, DM Origini multiple di Ashkenazi Leviti. Y prove cromosoma sia per ascendenze europee del Vicino Oriente 2003). Però nello studio di
Nature Communications vi è una scarsa evidenza per qualsiasi evento fondatore significativo dal Vicino Oriente. Meno del 10% del Ashkenaziti mtDNA può essere assegnato ad una sorgente Vicino Oriente con certezza. Le comunità ashkenazite potrebbero in teoria essere “relitti” dei primi fondatori levantini, ma sembra molto più probabile il ruolo di altre discendenze con un flusso di geni più recente e di area europea.
Per la stima del periodo di fondazione europea di queste comunità si suggerisce (molto timidamente, data l’imprecisione con i dati attuali) che queste popolazioni

Estimated contributions of European mtDNA lineages to the Ashkenazi mtDNA pool shown by major haplogroup.
La parte non assegnata del mtDNA è stata attribuita tutta alla provenienza orientale. Nonostante questo non si modifica la conclusione dello studio.

ebraiche possono aver avuto origine prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 dC. In effetti, alcuni studiosi hanno sostenuto dall’evidenza storica che l’espansione su larga scala del giudaismo in tutto il Mediterraneo nel periodo ellenistico era soprattutto il risultato di proselitismo e conversione di massa, specialmente tra le donne (Sand S. L’invenzione del popolo ebraico 2009).
L’argomento non è chiuso. Gli autori dello studio sostengono che lo sviluppo degli studi consentirà di affrontare la questione in modo molto dettaglio.

L’articolo completo su Nature Communications, ottobre 2013 [vedi]