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LA RICHIESTA DI PAUPERISMO ALLA POLITICA

Il 2 luglio è morto Michel Rocard, un grande vecchio del socialismo francese. Le Monde ha ricordato una sua profetica frase del 2004 sulla crisi della politica: “Oggi ci insultano, ci vogliono poveri e ci sbeffeggiano. Il risultato sarà che alla politica verranno solo i falliti delle altre professioni”.
Purtroppo aveva ragione. Falliti, ma anche senza professione, oppure persone di successo che si improvvisano politici, come se il mestiere di gestire la cosa pubblica fosse il più banale del mondo.
Perché siamo arrivati a questo in Italia e nel resto del mondo? E’ un problema complesso e lungo da trattare.
Resto alle parole di Rocard per ribadire che in un momento di scollamento tra ceto politico e pubblica opinione occorrerebbe grande capacità di ascolto e comprensione. Il pauperismo non è un contenuto, ma una prassi più o meno fasulla, eppure ha consentito, ad esempio, a grillini e Bergoglio di costruire rapidamente un movimento e una nuova immagine. L’uso del pauperismo come “bollino” di qualità di un ceto politico nuovo, consente di fare a meno di programmi realistici.
Purtroppo, nella sinistra mondiale non solo non si fanno sforzi per rispondere, almeno con comportamenti “esemplari”, ad una pubblica opinione disorientata alla ricerca di superficiali punti di appoggio, ma in molti casi non si dispone nemmeno di idee realistiche da proporre, concentrandosi soltanto sulla polemica distruttiva interna, immemori dei danni che in passato questa pratica ha provocato.
Sarebbe il caso di pensarci un po’ prima di fare altri passi falsi.

LA BUFALA COME ALIMENTO DELLA PAURA E DELLA RABBIA

Secondo La Stampa, Silvia Virgulti, consulente della comunicazione del M5S, suggerisce alle comparse parlamentari grilline di rilasciare dichiarazioni politiche evitando discorsi razionalmente argomentati, ma di puntare du frasi che diano sfogo alla rabbia e alla paura.
Non mi sembra che questa rappresenti una novità per la comunicazione politica della Grillo Casaleggio e figli, che da sempre  attinge ai vecchi sistemi di propaganda e manipolazione del nazionalsocialista Julius Streicher.
Il problema non sono i grillini, ma i media italiani che non  commentano e non domandano a questi demagoghi nulla l’irrazionalità delle loro affermazioni. Suppongo che per i media conti di più il ricavo pubblicitario che l’obiettivo informativo.
Il sistema della comunicazione politica italiana resta da decenni in una zona grigia, rilevando la totale incapacità di essere qualcosa di diverso da un megafono passivo della comunicazione politica di qualsiasi tipo.
L’articolo analizza alcuni aspetti del problema [vedi]