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ERRORI E REALTA’

Renzi ha sbagliato!
Non per le leggi approvate e neppure con il testo della riforma elettorale, ma con il suo modo di porsi al paese e alla sua pubblica opinione.
Un “dettaglio” comportamentale che è stato esaltato da comici e stampa, diffuso e amplificato dai social.
Auguro a Renzi tutto il bene possibile. Ci ha dato tre anni di progetti e di riforme, sbloccando un paese in profonda crisi.
Gli italiani hanno deciso al 60% che tutto questo è insufficiente, inutile o addirittura dannoso, pertanto deve lasciare il suo posto ad altri.
Il risultato è talmente eclatante che anche il Partito Democratico sarà per forza investito da questa sconfitta. Il 41% è un dato importante, ma è difficile che dal referendum si trasferisca in un voto politico.
Pertanto, secondo me, il Partito Democratico dovrebbe da subito avviare una fase congressuale, tenendo Renzi in panchina ad elaborare l’esperienza di questi tre anni.
Il PD deve prendere atto che il nuovo modo di fare politica in una fase di espansione dei social network, dove la “post-verità” sembra dominare sulla realtà e la razionalità, necessita di sistemi e racconti diversi dalla tradizione del ‘900. TV e stampa sono ormai fagocitati dal modo di raccontare dei social e la riflessione politica ha bisogno di simbologie diverse dal passato.
Consiglio alla sinistra riformista italiana di fare un po’ i conti con se stessa, di ricostruire una cultura condivisa staccandosi da derive idealiste, esistenzialiste, antieuropeiste e nazionaliste. Un po’ di sana valutazione marxista della struttura economica del paese avrebbe consentito di guardare alle riforme di Renzi con più interesse. Siamo sicuri che gli italiani non hanno capito che le regioni perdevano potere di autonomia di spesa? Siamo sicuri che gli italiani sono scandalizzati da un sistema parassitario che distribuisce soldi ai territori senza controllo?
I presidenti emeriti della corte costituzionale hanno asserito durante tutta la campagna elettorale che il sistema vigente semplicemente obbliga i partiti a trovare un accordo tra minoranze per gestire in modo condiviso il paese, perché è colpa dei partiti che non si accordano che le cose funzionano male. Renzi ci proponeva viceversa un sistema dove una maggioranza per 5 anni decide, si assume la responsabilità, e poi si vota. Gli italiani, a parole scandalizzati dagli accordi di corridoio, sono in realtà abituati ad un sistema che cerca sempre l’estenuante compromesso, che non prevede scelte nette, ma una condivisione larga più o meno trasparente.
Il mondo attuale, aperto e velocissimo nei cambiamenti sopporta questo modo di procedere?
Speriamo che le perturbazioni finanziarie e politiche dei prossimi giorni passino presto.
Spero che Renzi aiuti questa difficilissima transizione.

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RENZI VINCE ANCHE SE PERDE?

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Secondo Antonio Padellaro, sostenitore del NO al referendum per la conferma della riforma costituzionale, Renzi vincerà in ogni caso.

L’analisi parte da un ragionamento di Vittorio Sgarbi, un pessimo soggetto che però conosce la schifezza dello scontro politico: se il Sì arriva ad un’incollatura dal No, anche solo con il 47 o 48%, Renzi potrà intestarsi tutti quei voti, mentre il No resta comunque frantumato e non potrebbe mai con D’Alema, Brunetta, Salvini e Grillo rapprentare una vera alternativa.

Per Padellaro ci sono almeno cinque ragioni che confermano l’ipotesi di Sgarbi:

La prima è la più sensata. Ricorda che Renzi non ha mai detto “se perdo lascio la leadership del Pd”. Nessuno potrebbe disarcionarlo, perché la minoranza non ha i voti e il prossimo congresso potrebbe ricompattare il Partito Democratico intorno a Renzi.

La seconda riguarda il successore di Renzi al governo e si entra nel astrologia politica. Se vince il No Renzi lascerà sicuramente la PdC, ma il governo che seguirà non sarà quello che auspica Bersani e che piacerebbe tanto a Grillo e Salvini, cioè un nuovo Monti con un altro tecnico, ma qualcosa di un po’ più politico. Padellaro spera in un Pier Carlo Padoan, ma a Renzi potrebbe servire un renziano d’attacco e non un difensore.

La terza questione è scritta solo per essere scartata. Padellaro conferma infatti che la vittoria del No rimetterebbe in gioco Berlusconi, ma non vede in questa novità l’interesse di Renzi per un accordo politico con l’excavaliere.

La quarta ragione è assolutamente banale. Per Padellaro con la vittoria del No l’Italicum dovrà per forza cambiare (ma dai!) e il ballottaggio sparirà, allontanando la possibilità per i grillini di governare. Chiaramente per Padellaro sarà solo colpa dell’ennesima “piroetta” di Renzi e di tutti quelli, compresi i grillini, che fanno politiche del giorno per giorno e non pensano agli interessi del paese.

La quinta ragione parla del solito complotto mondiale contro l’Italia, ma in realtà tratta solo di come il resto del mondovede la situazione italiana. Per Padellaro la Fiat, la grande finanza internazionale e Bruxelles, cioè i cosiddetti poteri forti, sono tutti con Renzi. Perché? Padellaro confessa candidamente che questo è causato dall’assenza di “alternative alla sua persona”. Dunque, è un complotto o una realtà?

Padellaro conclude facendo un appello per il No. Visto che Renzi vincerà comunque votate No, perché non ci sarà un “salto nel vuoto” e Renzi o chi per lui governerà il paese.

La solita bugia del Fatto Quotidiano che vede la politica solo come un gioco delle “tre carte”, non prendendo mai in esame quella che propone soluzioni ai problemi che il paese vive da decenni, ma cercando solo complotti e malaffare.

Padellaro, pur vedendo l’inconsistenza del fronte del No, ridicolizza il problemi e si disinteressa alle conseguenze. Se vince il No saranno 3 anni buttati e ci vorranno due anni per cercare di riparare i danni.
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